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Marco Santilli, la ricetta per superare la balbuzie

Balbuzie, abruzzo, superare la balbuzie

di Marcella Pace

E' abruzzese, ma la sua attività è capillarmente diffusa in tutta Italia. Stiamo parlando del dottor Marco Santilli che da 25 anni opera nel settore della Rieducazione al linguaggio e della Ricerca scientifica.

Lui, insieme all'equipe dell'associazione "La Nuova Parola", della quale è presidente, è un vero pioniere nella cura dei "disturbi del linguaggio e dell'apprendimento". Sede centrale a Roma, ma presente in ben 23 città italiane, dalla Lombardia fino in Sicilia, "La Nuova Parola" riesce a ridare una speranza e una nuova vita sociale a tutti i balbuzienti.

Dott. Santilli, innanzitutto cos'è la balbuzie?

«La balbuzie, o anche disfluenza verbale è un modello continuo di apnea fonica ogni volta che si presenta una prestazione di ansia. In sostanza è la manifestazione di una situazione di difficoltà, attraverso un comportamento asimmetrico, con ripetizioni e prolungamenti di fonemi e sillabe e pause visibili o udibili che causano disagio psicologico. Nel momento in cui subentra uno stato di agitazione, il balbuziente perde il normale ritmo verbale. E' proprio per questo motivo che i balbuzienti non tartagliano sempre, ma solo in alcune situazioni. Ed ecco perché la balbuzie può manifestarsi in tutte quelle persone più sensibili».

Esiste un identikit del balbuziente e quali sono le possibili cause di questo disturbo?

«Chi balbetta ha una estrema sensibilità, una marcia in più nell'arte o nella matematica. Si tratta di persone intuitive e irregolari. Aristotele, Albert Einstein, Alessandro Manzoni, il re d'Inghilterra Giorgio VI, Marilyn Monroe o per fare un esempio più contemporaneo, Paolo Bonolis. Tutti loro sono stati balbuzienti. Il fattore ereditario è una grande componente nella balbuzie, infatti secondo le ultimissime ricerche, il 75% dei balbuzienti ha parenti che balbettano. Ma ci sono anche altre cause alla base della disfluenza verbale, come ad esempio le famiglie prestazionali, le famiglie iper-ansiose o un trauma che può colpire i bambini».

La sua associazione, "La Nuova Parola" ha attivato, in tutta Italia, una serie di corsi completamente innovativi che si fondano sul metodo pedagogico delle relazioni verbali e motorie. In che modo si articolano?

«Si parte con una prima fase, intensiva, della durata di 14 giorni, per poi diluire le riunioni ad una volta al mese e successivamente ogni 5 mesi. I corsi si articolano, quindi, in due grandi cicli. Il primo, più tecnico, che si sviluppa attraverso una serie di esercizi che consentono di impostare la nuova parola con un ritmo ben definito e con le giuste pause, una corretta respirazione, mediante l'eliminazione dei blocchi e dell'apnea fonica restituendo così alla parola la totale normalità. La seconda fase, invece, è più psicologico-comportamentale per gestire l'ansia da prestazione, l'emotività, la tensione nervosa e tutte quelle problematiche legate al disturbo. Durante i nostri corsi, costituiamo dei gruppi di 25 persone circa, di tutte le età, dai bambini agli anziani. L'intento è quello di ricreare non un "laboratorio di studio", ma un gruppo sociale a tutti gli effetti dove si instaurino relazioni sociali reali. Il nostro metodo parte da un presupposto, ovvero il fatto che il balbuziente evita sempre la relazione e la prestazione verbale. In questo modo, nei nostri gruppi, tutti condividono un problema comune. Tutti sono protagonisti».

Insomma più che corsi, diventano dei veri percorsi di riacquisizione della sicurezza di se stessi?

«Esattamente. La balbuzie ha dei tratti di fobia sociale, poiché la paura di non farcela, la paura verbale diventa anche la paura di proporsi. Ed è proprio su questo che interveniamo con i nostri corsi: ciò che prima era paura per il balbuziente deve diventare sicurezza. E' all'interno della dimensione di gruppo che il balbuziente può balbettare. E' la vita sociale che viene colpita dalla balbuzie ed è proprio la vita sociale che deve rinascere. L'obiettivo, per noi, è raggiungere una disfluenza normale ed equilibrata. Bisogna comprendere che è la memoria cognitiva del balbuziente a dirgli che balbetterà. Il nostro compito, quindi, è quello di creare una memoria nuova. E lo facciamo attraverso la lettura pentagrammata, che restituisce il giusto ritmo alle parole o attraverso l'imitazione. Imitando i movimenti delle labbra, che rappresentano il movimento dei suoni, si acquisisce il giusto modo di articolare le parole».

L'associazione organizza corsi periodici in ogni regione italiana, ma spesso la sua attività si sviluppa nelle scuole primarie. Ogni anno, infatti, lei è in visita in 170 scuole.

«E' fondamentale che il bambino balbuziente venga stimolato, oltre che nei nostri corsi, anche a scuola e a casa. Ed è per questo motivo che ho redatto un libro che si intitola “La balbuzie a scuola”, che è una sorta di manuale per permettere alle famiglie, ma soprattutto ai docenti, di  relazionarsi correttamente con i ragazzi balbuzienti».

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